Tikal, Guatemala – Mappa

Latitudine: 17° 13′ 11.72″ N
Longitudine: -89° 37′ 15.00″ W

Guatemala
Protetta dalla fitta giungla del Petén guatemalteco, sulle cui alte ceibe, intessute dalle lucenti tele dei ragni, grosse scimmie urlanti scrutano il cielo bianco, l’antica città Maya s’apre nella radura in alte piramidi a gradoni. Imponenti e fittamente scolpite con arzigogolati geroglifos, schiacciate in testa dall’edificio sacro dedicato agli dei, queste enormi architetture furono centinaia d’anni fa spettatrici e testimoni delle grandiose e talvolta macabre cerimonie presiedute da indovini, sacerdoti e sciamani coi volti colorati e le teste agghindate di fiori e foglie di mais. Oggi, nere, coperte dal muschio umido come alghe su scogli roventi e trasudanti dalla crepe gli umori del suolo, sembrano nell’ipnotico ronzio della giungla pluviale minacciare cupamente chiunque provi, curioso, ad avvicinarvisi. Così come le brune e pesanti vespe che a sciami ne abitano gli anfratti, qualcosa di orribile ed ugualmente velenoso ne decretò per secoli il profondo oblio.

Fondata dal sovrano Yax Ehb’ Xook attorno 90 a.C, la città di Tikal venne realizzata rispettando un preciso codice simbolico relativo alle credenze cosmiche Maya, e raggiunse il suo massimo splendore tra il 700 e l’800 d.C

In secoli di storia, attorno alla Grande Piazza Centrale, sorsero nella radura, accanto a case e palazzi, oltre 200 templi, tra cui, maestosa con i suoi 65 metri di altezza, l’imponente piramide del Serpente Bicefalo. Molti altri, sepolti da secoli di fango, rimangono invece ad oggi nascosti sotto verdi e brulicanti tumuli. Dai pochissimi dati a nostra disposizione, sappiamo che la città di Tikal godeva di ottima salute economica, che era diventata una delle maggiori potenze politiche e culturali dell’intera civiltà Maya e che, al suo massimo splendore, era popolata da oltre 90.000 abitanti, sfamati dal mais e dissetati dall’acqua piovana raccolta negli immensi serbatoi di pietra.
Nell’arco di una manciata d’anni tuttavia, le cose cambiarono radicalmente: dalla splendida capitale dipinta del sovrano Nuun Ujol K’inich, Tikal si trasformò in una città fantasma, completamente deserta. Dal 950 d.C, poche famiglie continuarono ad abitarla in piccole capanne sparse tra le rovine, abbandonandola definitivamente alla fine del X secolo e lasciandola alla giungla per i successivi mille anni.

Quale fu il motivo del suo improvviso spopolamento?
In scarponcini e pantaloni corti, con la mappa stropicciata ripiegata nel taschino, lo scalpello nella mano destra ed il pennellino nella sinistra, avventurosi archeologi di tutto il mondo hanno a lungo cercato risposta, senza giungere ad alcuna conclusione certa e sicura.

La soluzione all’enigma sembra oggi più vicina grazie al lavoro condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Cincinnati che, attraverso moderne tecnologie, ha scoperto livelli tossici di inquinanti, prevalentemente mercurio e alghe, in due dei serbatoi centrali. Inizialmente si pensava che questa contaminazione provenisse dalla cenere vulcanica trasportata dal vento, ma nuovi indizi sembrerebbero indicare nella stessa popolazione il vero responsabile dello spopolamento. Innanzitutto è facile che l’acqua contaminata con rifiuti organici abbia raggiunto i serbatoi idrici vicini al tempio centrale e al palazzo di Tikal portando alla formazione di alghe azzurrognole tossiche chiamate cianobatteri. 

Inoltre, vicino alla città, è stata scoperta un’area vulcanica nota come Formazione Todos Santos, dalla quale i Maya estraevano un pigmento derivato dal cinabro utilizzato nelle sepolture cerimoniali e per colorare le pareti in gesso degli edifici. Poiché il minerale rossastro è composto da solfuro di mercurio, è altrettanto facile che l’avvelenamento della popolazione sia stato causato dalla tintura tossica. 

Forse uno dei primissimi esempi di città contaminate dall’uomo: oggi come ieri i crescenti livelli di inquinanti spingono migliaia di persone ad abbandonare le grandi metropoli in cerca di aria ed acqua pulite… certo è che duemila anni fa le terre vergini erano ben più semplici da trovare. 

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