Bestiario

Ammit - Ammut o Ahemait, "divoratrice di morti”, “mangiatrice di cuori”

Demone della mitologia egizia con la testa di coccodrillo e il corpo davanti leone e dietro ippopotamo, mangiatori di uomini per eccellenza. Una divinità funeraria che viveva a Duat, il mondo sotterraneo egizio, dove divorava i cuori dei defunti non ritenuti degni da Anubi. 

Anubis - Inpu o Anpu, "Il cane che ne ingoia milioni", “Maestro dei segreti”

Dio della mitologia egizia dalla testa di sciacallo e corpo umano. Divinità della morte con il compito di giudicare i defunti pesandone i cuori sulla bilancia di Duat. Come il Caronte della mitologia greca, Anubis è uno psicopompo, accompagnatore di anime nell’al di là. È anche imbalsamatore e protettore di tombe, nonché patrono di psichiatri e psicologi. 

Anfisbena - anfesibena, ”che va in due direzioni"

È un serpente vermiforme della famiglia dei rettili fossori, distribuito in America latina, Africa, bacino mediterraneo e penisola Arabica. Marco Anneo Lucano la descrive come un funesto essere strisciante “che due teste drizza” e dagli occhi brucianti. Secondo la mitologia greca si generò dal sangue di Medusa decapitata da Perseo.

Arpia - “la rapitrice”

In zoologia è un uccello rapace tra i più grandi al mondo che si trova in tutta l’America Latina. Nel terzo libro dell’Eneide, Virgilio le descrive: “virginei volti di esseri alati, schifosissimo flusso dal ventre, artigli adunchi e sempre emaciate le facce per la fame”. Personificazione della tempesta e della vendetta, le arpie tormentano anche le anime dei suicidi nell’Inferno di Dante. 

Basilisco - “piccolo re”

Sauro diffuso nell’America tropicale, simile all’iguana, ma con ampie creste su testa, dorso e coda. La sottospecie plumifrons, che corre sull’acqua, è soprannominata “lucertola Gesù Cristo”. Nella mitologia greca è invece il “re dei serpenti”, capace di incenerire con lo sguardo, in quella medievale si evolve in un rettile sputa-fiamme con la testa di gallo. Nasce da un uovo di gallo incubato da un rospo, all’opposto della coccatrice, che si origina da un uovo di rospo covato da un gallo. 

Bigfoot - Sasquatch, Momo, Piedone

Nel folklore è una creatura selvaggia che può arrivare ai tre metri di altezza, ibrido tra l’uomo e la scimmia. Tra le prime attestazioni quella della tribù irochese Wyandot che negli anni Trenta dell’Ottocento gli diede il nome per via delle enormi impronte. Secondo la criptozoologia, il Bigfoot andrebbe considerato un criptide, ossia un animale nascosto e ancora da scoprire. Appartiene alla leggenda degli uomini selvatici, come lo Yeti o la Scimmia Skunk. 

Centauro - “nube pungente”, “toro pungente”

Mezzi uomini e mezzi cavalli, nella mitologia greca sono descritti come bestie selvagge e lussuriose: invitati a un matrimonio e non avvezzi al vino, si ubriacarono oltraggiando la sposa e rovesciando tavoli. Iniziò così la Centauromachia, la cui storia è scolpita nel Partenone. 

Cerbero
 - segugio dell'ade

Dal greco Kèrberos, nome del mostruoso cane a tre teste e dal manto di serpi che, secondo il mito, stava di guardia alle porte degli Inferi. Saluta con la sua coda di serpente coloro i quali entrano nell’Ade e divora chi prova ad uscirne. È ghiotto di focacce di miele, di cui anche Enea lo ingozzò per placarlo. Figlio di Tifone ed Echidna ha come sorelle la Chimera, l’Idra e la Sfinge.

Chimera - “capra”

Mostro proteiforme e sputafuoco descritto nell’Iliade con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente. Esiodo le assegna invece tre teste, con quella di capra sulla schiena, quella di drago al posto della coda e il muso felino. Presto assunse il significato di ciò che è incoerente e impossibile, originando l’attuale aggettivo. 

Chupacabras - “succhia capre”

Creatura folkloristica delle leggende moderne americane, in particolare del Messico. Sembra responsabile del dissanguamento di numerosi capi di bestiame: i testimoni lo descrivono come un grosso canide dotato di una fila di aculei su schiena e coda, oppure, come nel caso del ritrovamento in Paraguay, come una scimmia dalle lunghe zanne. Di recente è stato avvistato anche in Russia.  

Ciclope - “occhio a cerchio”

Giganti solitari da un solo occhio nel mezzo della fronte, nella mitologia greca i ciclopi sono figli di Urano e Gaia e fratelli dei Centomani (Ecatonchiri) e dei Titani. Sono pastori, forgiatori e abili costruttori, famosi per le armi di Enea e le mura Ciclopiche di Micene. L’orrendo, “difforme e smisurato Polifemo divorò i compagni di Ulisse finendo accecato. 

Coboldo - “padrone della casa”

Creatura del folklore tedesco di cui ne vengono descritte due specie.
Una, più simile ad un elfo domestico e dispettosa; l’altra, quasi uno gnomo, che infesta grotte e miniere. Da quest’ultima nasce il nome del cobalto, minerale velenoso ed inquinante. La creatura troneggia sul petto della dama addormentata nell’Incubo di Füssli. 

Coccatrice - “calcare il gallo”

È un gallo cornuto dalla coda di serpente in grado di pietrificare con lo sguardo o con l’alito. La coccatrice viene spesso associata o confusa con il Basilisco: al contrario di quest’ultimo, però, nasce da un uovo di rospo covato da un gallo. 

Drago - “serpente”, “sguardo mortale”

Dal Guatemala all’Himalaya, i draghi esistono in tutte le culture del mondo. Le prime attestazioni vengono dalla Mesopotamia e dall’Oriente, dove sono descritti come creature serpentine, molto intelligenti e senza ali. In Occidente invece i draghi sono mostri cornuti a quattro zampe in grado di volare e sputare fuoco. Nella Bibbia ebraica assumono la forma del Leviatano, “il potente con sette teste”. 

Echidna - “vipera”

Senza gambe e con la coda di un serpente, Echidna è nota nella mitologia come divoratrice di uomini e madre tra gli altri di Cerbero, della Sfinge, della Chimera, dell’Idra e del rapace che ogni giorno dilaniava il fegato di Prometeo. Oggi è il nome con cui si indica un docile “formichiere spinoso” che vive in Australia e Tasmania. 

Elfo - etimologia incerta, “il bianco”

Essere semi-divino che, nel folklore norreno, abita la natura in comunità numerose guidate da un Re. Si distinguono tra elfi della luce o delle tenebre a seconda che abitino nei cieli o sottoterra. Sono generalmente benevoli, ma un viaggio nel loro regno può far impazzire un uomo. 

Fata - “destino”

Spiriti naturali dall’aspetto femminile imparentati con le ninfe. Dotate di poteri magici, sono il più delle volte benevole. Dispensano vizi e virtù e proteggono i bambini, ma se fatte arrabbiare possono anche infuriarsi ed assumere un atteggiamento punitivo. Non inganni il gradevole aspetto con cui vengono solitamente raffigurate: le prime furono le Parche, scorbutiche tessitrici del fato dell’uomo. 

Fauno - “fautore”, “venticello caldo di primavera”

Lussuriose divinità campestri venerate dai pastori e indicate nella mitologia greca come satiri, con cui al fine si confondono. Possono avere due forme: una dalla cintola in giù caprina, con testa e torso di uomo; l’altra completamente umana, ma con coda e corna di becco. Portano con sé cornucopie e corni da cui bere, proteggono le greggi, ma sono anche forieri di visioni da incubo. 

Fenice - “rosso porpora”

È Erodoto a descriverne l’antico mito egizio: piumata di rosso e d’oro viene dall’Arabia, portando il corpo del padre avvolto in un uovo di mirra per seppellirlo nel Tempio del Sole. In realtà si dice venisse dall’Etiopia e si nutrisse di perle d’incenso. Là, ogni cinquecento anni, si costruiva un nido di piante aromatiche e vi moriva bruciata. La fenice nata dalle sue ceneri volava a Eliopoli per essere consacrata al Sole. 

Fenrir - “lupo della brughiera”, “lupo della palude”

Il suo destino è quello di uccidere Odin, ma solo alla fine del mondo, al “crepuscolo degli dei“. La mitologia norrena lo descrive come un enorme e intelligentissimo lupo, figlio di un Dio e di una gigantessa. Preoccupati per la sua forza, gli altri dei lo incatenarono su un’isola remota con un nastro magico forgiato dai nani, dove attende rabbioso l’inevitabile fine. 

Folletto - “leggero”, “che si muove qua e là”

Spiritelli dall’aspetto di vecchietti e la faccia ridente, vestiti di stracci che si divertono a far scherzi e disordinar la casa. Così li descrive il giurista Gervasio di Tilbury nel 1210. Sanno predire il futuro e rendersi invisibili, portano aiuto alle persone virtuose e molestano i poveri di spirito. Sono benevoli, ma per nulla loquaci: è meglio non rivolger loro domande. Se si vogliono far sparire basta offrirgli abiti nuovi. 

Gargoyle - “gola"

Mostri di pietra a guardia delle chiese rappresentano i demoni da cui i fedeli troveranno riparo. Sono ibridi tra le divinità egizie e le creature dei bestiari medievali: assumono numerose forme, ma il loro antenato è forse il drago Gargouille. Volando con le sue ali di pipistrello sulla città di Rouen assistette al rogo di Giovanna d’Arco che decise di vendicare incenerendo gli abitanti. Fu catturato e bruciato, e la sua testa, che non prese fuoco, impalata fuori dalla cattedrale. 

Gigante

Orme di giganti si trovano sia nella cultura occidentale che in quella orientale. In Giappone sono mostri con tre dita dalla pelle blu o rossa che vivono all’inferno. Nella mitologia greca la parola viene usata più come aggettivo per indicare esseri enormi, ma comunque discendenti dalla stirpe di Urano e Gea. Sono violenti e ribelli, caotici, astuti e desiderosi di potere. I primi furono i Titani, i Ciclopi e i Centomani o Ecatonchiri. 

Gnomo - “colui che conosce”

Se non fosse per la folta barba, lo si potrebbe confondere con un folletto, anche lui piccolo, dal volto di vecchio e abitante della natura. Lo gnomo, però, alle case preferisce i boschi di cui è anche guardiano: si prende cura di piante e animali, tendendo pure qualche scherzo a chi si trovasse nei dintorni. Vive nel sottosuolo dove custodisce tesori nascosti. 

Goblin

Parenti stretti di elfi, folletti e coboldi, i goblin sono decisamente più malevoli. Hanno pelle grinzosa, verde, marrone o rossastra, sono gracili e deboli, ma si spostano sempre in gruppi numerosi. Spinti dall’avidità in cerca di oro e gioielli possono mettere a ferro e fuoco fattorie o interi villaggi. La capacità di comunicare con i morti conferisce loro un ché di sinistro. 

Golem - “embrione”, “materia amorfa”

golem

È un gigante d’argilla animato dalla magia cabalistica dei più esperti rabbini. Il primo, da cui viene il nome, fu costruito per fare i lavori pesanti e suonare le campane della sinagoga di Praga. “Sordo e vegetativo” grazie a un talismano che lo chetava fu colto una sera da frenesia e fuggì strangolando chiunque gli si parasse dinnanzi. 

Gorgone - "cupo”, “orrendo”

Tre sorelle, Stheno (la Potente), Euryale (colei che salta lontano) e Medusa (la Regina), capaci di pietrificare con lo sguardo e create da Gaia perché aiutassero i suoi figli Titani nella guerra contro i nuovi dei. Di queste, racconta Ovidio, solo Medusa aveva serpi per capelli, un tempo folte e bionde chiome. Una punizione di Atena che non le perdonò quella scappatella con Poseidone proprio nel suo tempio. Per altri però la storia potrebbe essere ben diversa…

Gremlin - “irritante”

Il primo a farli conoscere al mondo è stato lo scrittore Roald Dahl che, avendo svolto il servizio militare nell’80° squadrone della Royal Air Force, con i gremlins aveva già avuto a che fare. Mostriciattoli crestati con i loro affilatissimi denti rosicchiavano cavi e cablaggi degli aeroplani: così, quando qualcosa di inspiegabile accadeva in volo, i piloti della RAF sapevano subito a chi dar la colpa. 

Grifone - “adunco”

Grandi più di otto leoni e capaci di strappare due buoi dall’aratro, scrive nel XIV secolo John Mandeville, i grifoni potrebbero essere i pronipoti del mastodontico pterosauro col quale condividono code di serpente e pappagorge rettiliane. Di tali bestie mezze aquila e mezze leone se ne attesta l’esistenza già cinquemila anni fa: sono a guardia di tesori inestimabili e nei loro nidi si trovano pepite d’oro. 

Grigio - Zeta Reticulans, Grigio di Roswell

La razza aliena per eccellenza, quella divenuta famosa dopo l’incidente di Roswell del 1947. A scriverne per primo è però Herbert George Wells che in un articolo del 1893 li descrive come “esseri dalla pelle grigia alti forse un metro, con grandi teste e grandi occhi ovali neri come la pece”. Ne sono stati avvistati in tutto il mondo e sono considerati i principali responsabili dei rapimenti alieni.

Idra di Lerna - "acqua di Lerna”

Serpente marino caro alla mitologia greca nato da Tifone ed Echidna. Intelligente e diabolica, l’Idra avvelenava acque e disseccava campi e per questo a Ercole fu chiesto di ucciderla. Che ne avesse 7, 9, 50, 100 o più, per ogni testa mozzata gliene ricrescevano due: l’eroe ne sotterrò l’unica immortale, che ancora sta da qualche parte nei pressi della palude di Lerna. 

Jinn - jinn, djinn, genio, “spirito”, “demone”

Jinn

La loro origine affonda nelle sabbie di deserti impuri dove questi demoni padroneggiavano gli elementi naturali. Associati ai shayāṭīn (i malvagi diavoli islamici), condividevano con questi ultimi la responsabilità di disgrazie, malattie e omicidi, ma antichi trattati di zoologia li indicano come animali dal corpo sottile, né buoni né cattivi, tutti dalle capacità sovrannaturali. È Sharif Ja’far, nel 1832, a descriverne le caratteristiche salienti: gli jinn sarebbero “creature simili agli uomini da cui si differenziano a causa della materia sottile che li compone”. La capacità di rendersi invisibili, mutare forma, volare, possedere altri esseri li rese nei secoli prede ambite da stregoni in cerca di potere che tentavano di evocarli legandoli a sé per sempre, rinchiudendoli, magari, in una lampada magica. 

Jörmungandr - Miðgarðsormr, “Serpe di Miðgarðr”, “demone cosmicamente potente"

Gigantesco serpente marino fratello del mostruoso Fenrir, Jörmungandr venne scagliato da Thor negli abissi più profondi. Lì si ingigantì tanto da poter avvolgere l’intero mondo tra le sue spire: tornerà in superficie solo al “crepuscolo degli dei” per avvelenare la terra ed ingaggiare una lotta con Thor. Una resa dei conti dalla quale nessuno dei due uscirà vivo. 

Kraken - “aberrazione”

Raccontandone le impressionanti dimensioni, nel 1752 Erik Pontoppidan, vescovo di Bergen, scrive nella sua Storia naturale della Norvegia che “le isole galleggianti sono sempre Kraken”. Linnaeus lo associò ai cefalopodi giganti per via del liquido scuro col quale la creatura soleva intorbidire le acque, mentre Tennyson racconta che il Kraken giace nelle profondità oceaniche da secoli e che “lì giacerà, cibandosi addormentato di immensi vermi marini finché il fuoco del Giudizio Finale non riscaldi l’abisso. Allora, per essere finalmente visto dagli uomini e dagli angeli, ruggendo sorgerà e morirà alla superficie”. 

Licantropo - “uomo lupo”

La licantropia è la forma più diffusa, e forse pericolosa, delle teriantropie, psicopatie che spingono chi ne soffre a imitare nel comportamento più che nell’aspetto un animale selvatico. Nel mito, trasmesso ai greci e latini dai popoli indoariani, si tratta per la maggior parte dei casi di uomini fattisi lupo, ma avvengono anche trasformazioni in bue, gatto selvatico oppure orso. Dall’Europa il licantropo giunse agli Stati Uniti, dove i nativi americani lo associarono al Windigo, creatura antropomorfa affamata di carne e sangue umani.

SCHEDA SUL LICANTROPO

Leviatano - “tortuoso”, “attorcigliato”

Creato da Dio e simbolo della sua potenza, è il mostro marino per eccellenza, più forte e possente di qualunque altra creatura. Nella Bibbia Giobbe ce ne fornisce un’eloquente descrizione: “Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso d’unguenti. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe”. Questo enorme drago serpentiforme è tanto lungo dall’avvolgere tra le sue spire Sole e Luna. L’errato parallelismo con la balena viene forse dal celebre romanzo Moby Dick nonché dal fatto che in suo onore è stata battezzata la Livyatan melvillei, cetaceo del miocene simile a un capodoglio. 

SCHEDA SUL LEVIATANO

Mandragora - “che inebria”, “liquore inebriante”

Mandragora

Pianta della famiglia della solanaceae che cresce nei boschi e le cui bacche odorose hanno potere narcotico. La sua radice ha forma umana e per questo la Mandragora venne da subito intesa come anello di congiunzione tra regno vegetale e animale. Si dice avesse straordinarie proprietà, tra cui quella di trasformare l’uomo in bestia. Secondo le numerose attestazioni d’epoca medievale e non solo, il grido lanciato quando sradicata sarebbe talmente potente da uccidere all’istante: da qui l’estrema difficoltà nel procurarsene.

Minotauro - “toro di Minosse”

Nella mitologia greca è il figlio di Pasìfae e del toro bianco regalato a Minosse da Poseidone. Il dio del mare, adiratosi con il Re di Creta per non averlo sacrificato in suo onore, ne fece innamorare la moglie, Pasìfae: la donna chiese allora a Dedalo di costruirle una vacca di legno ove infilarsi e così poter giacere con il possente animale. Ne nacque il feroce Minotauro dal corpo d’uomo e la testa di toro: allattato dalla madre con sangue umano venne poi rinchiuso nel Labirinto di Cnosso e nutrito con vergini ateniesi.

Nessie - mostro di Loch Ness

È l’arcinota creatura che abita il lago scozzese di Loch Ness, da cui deriva anche il suo nome. Da quella del monaco Adamnano di Iona nel 566 d.C., all’avvistamento di Robert Kenneth Wilson – testimoniato dalla celebre “Fotografia del chirurgo” -, le numerose prove dell’esistenza del mostro spinsero diversi studiosi ad accettare l’ipotesi di un gigantesco animale acquatico preistorico, forse un plesiosauro. Le ricerche con sonar e gli studi del DNA continuano ancora oggi, ma, per ora, Nessie rimane una leggenda. 

Orco - Plutone, “da principio”, “spirito del male", “luogo profondo”, “giuramento”

Con Horkos, in greco, viene indicato il demone dei giuramenti mancati, ma nella prima mitologia romana il termine diventa nome del dio degli Inferi, successivamente chiamato Plutone. Ispirandosi alle tombe etrusche dove è raffigurato come un gigante barbuto e peloso e ai versi dell’Orlando Furioso in cui si ciba di carne umana, Perrault, sul finire del XVII secolo, lo rende, nelle sue fiabe, un mostruoso e un po’ stupido spauracchio per bambini. 

Polimorfo - Mutaforma, “dalle molte forme”

Non è una creatura vera e propria, ma l’aggettivo con cui si indica la capacità di un essere di mutare forma. Polimorfi sono gli dei dell’Olimpo e della mitologia norrena, i Jinn – i “geni” arabi – e le kitsune giapponesi – “volpi mutaforma” -, ma anche Mago Merlino, gli sciamani nativi americani, i vampiri, i licantropi e alcuni nani. 

Quetzalcóatl - “serpente piumato”

Dio della luce, del vento e della conoscenza venerato da olmechi, mixtechi, toltechi, aztechi e maya. La sua forma più comune è quella di un gigantesco serpente piumato, ma in molti – e forse più significativi – casi viene raffigurato anche come un uomo barbuto dalla carnagione chiara, oppure come una creatura dai capelli biondi con una maschera simile a becco d’uccello, o ancora con pelle grigia e puntini bianchi sul corpo. Con suo fratello Tezcatlipōca creò e distrusse il mondo quattro volte: la quinta, l’era terminata nel 2012 (o 2021), generò gli umani con il sangue degli dei e le ossa sbriciolate di tutti gli esseri che li hanno preceduti. 

Rettiliano - “uomo rettile”

Antichissimi esseri mezzi uomini e mezzi rettili presenti in ogni cultura del mondo. Nelle civiltà precolombiane, Bachue si trasformava nel “Serpente del Cielo”, i nativi americani avevano gli Sheti, “Fratelli Serpente” che vivevano nel sottosuolo, Sobek era il Dio coccodrillo dell’antico Egitto, il re fondatore di Atene, Cecrope, era, come molti Giganti, mezzo uomo e mezzo serpente, nel Priural, odierno Kazakistan, i Sauromati erano uomini dall’occhio di lucertola nati dall’unione tra indigeni e rettili, in Cina e Corea i Re Dragoni discendono da un’antica razza di uomini rettiliani e, in Giappone, i Kappa anfibi umanoidi infestano ancora oggi laghi, fiumi e ruscelli. Secondo l’ufologo Brad Steiger, i Rettiliani apparterrebbero invece alla razza aliena del tipo Delta, meno comuni rispetto a Nordici e Grigi. 

Rougarou - Roux-Ga-Roux, Rougarou, Loup-garou, “uomo che si trasforma in lupo"

Rougarou

È il licantropo “coloniale”, la cui leggenda venne tramandata dagli emigranti francesi che raggiungevano la Louisiana. Il termine è infatti una storpiatura di loup-garou, cioè l’uomo lupo della cultura europea. Nel nuovo mondo il Rougarou mantiene la maggior parte delle caratteristiche più note, ma con alcune particolarità. Una, forse giunta proprio dai coloni cattolici francesi, è la trasformazione di un uomo nella creatura dopo sette anni senza Quaresima; l’altra lo confonde con un essere più simile a suo cugino Big-foot, o alla Scimmia Skunk, cioè un criptide. Alle montagne preferirebbe però paludi e boscaglia. 

Salamandra - “acqua”, “liquido”, “linfa"

In zoologia è un batrace anfibio simile a una lucertola: paradossalmente, la sua pelle, bagnata e velenosa, la associò fin dall’antichità al fuoco. Plinio il Vecchio scriveva che “la salamandra è tanto fredda che al suo contatto il fuoco si estingue non diversamente dall’effetto prodotto dal ghiaccio” e Brunetto Latini aggiungeva: “e sappiate che vive in mezzo alla fiamma del fuoco senza dolore e senza danni al suo corpo”. Pertanto, com’è per la Fenice, la Salamandra divenne presto simbolo stesso dell’elementale del fuoco. I bestiari medievali, tuttavia, spendono numerose parole anche per enfatizzarne la velenosità e quindi la pericolosità. 

Scimmia Skunk 


Difficile tracciarne con precisione la diretta discendenza con i lontani “parenti”: il folklore degli Stati Uniti meridionali tende in alcuni casi ad associarla al Rougarou, ma l’albero genealogico parrebbe invece quello del Bigfoot. La Scimmia Skunk sarebbe pertanto un grosso e feroce criptide simile ad un primate, dal pelo rossastro, dalla lunga coda e dall’odore pungente, da cui il suffisso inglese “puzzola”. Come il cugino Piedone, abita solitaria luoghi selvaggi, non sulle montagne irochesi ma negli acquitrini di Florida, Georgia e Alabama: l’abominevole creatura delle paludi. 

Sfinge - “immagine vivente”, “strangolatrice”

Creatura mitologica con corpo di leone e testa di uomo, oppure di falco o di capra, talvolta alata. Gli antichi egizi ne costruivano statue a guardia delle tombe dei faraoni, raffigurandole spesso con il volto dei sovrani divini: al di là del significato simbolico dell’unione tra la forza del leone e l’intelligenza del re, le sfingi consacravano il sovrano come ponte tra il regno umano e quello divino. Nella cultura ellenistica, compare la prima volta nel mito di Edipo come mangiatrice di uomini custode dell’ingresso alla città di Tebe. Dalla Grecia, il mito raggiunse il sud e sud est asiatico, dove le tradizioni sono ancora particolarmente vive. Come la piramide, la sfinge è assai ricorrente anche nella simbologia massonica. 

Tritone - “rumoreggiante”, “scrosciante”

È il figlio di Poseidone e della nereide Amphitrite. Ha corpo di uomo e coda di pesce, diventando già in età romana il corrispettivo maschile della sirena. Con il suo corno di conchiglia, oltre ad annunciare l’arrivo del padre, placava se voleva le tempeste: nel mito di Giasone e degli Argonauti, aiuta l’eroe a ritrovare la rotta. L’origine di un dio mezzo pesce è però molto più antica e risalente già all’epoca fenicia e mesopotamica, dove è descritto col nome Dagon come dio della fertilità. S’ispira a lui l’omonimo racconto di Lovecraft…

Troll - “pescatore”

Nella mitologia nordica i troll possono essere giganti o nanerottoli, avere cinque o quattro dita, essere accumulatori di tesori o guardiani della natura. Tutti però odiano il fuoco e la luce del sole, amano la birra, sono poco intelligenti e molto brutti, con una lunga coda pelosa e naso mucoso. Quelli di montagna possono dimostrarsi anche benevoli, ma solo con gli uomini che hanno un effettivo rispetto per la natura. I troll dei boschi, mutaforma, amano invece catturare gli uomini, soprattutto fanciulle, per farli schiavi o cibarsene. I più feroci sono però i troll delle caverne, così come raccontati da Tolkien. Meno longevi di gnomi, fate e folletti, possono arrivare anche a duecento anni…

Unicorno - liocorno, leocorno, “unico corno”

Parola che designa gli animali muniti di un solo corno, utilizzata nella mitologia per indicare una creatura chimerica proveniente dall’Indostan. Forse ispirato ai bassorilievi persiani, nel 400 a.C. Ctesia li descrive come veloci asini dalla testa bluastra e occhi turchesi, mentre Plinio vi aggiunge zampe d’elefante e coda di cinghiale. Si dice che per catturare un unicorno servisse una vergine, ma Marco Polo ne Il Milione, giudicandola bestia laida, precisa che “non è, come si dice di qua, ch’ella si lasci prendere da la pulzella, ma è il contrario”. La zoologia moderna li ha classificati come creature immaginarie, ma non prima di una lunga e scrupolosa indagine scientifica. La querelle però è ancora aperta.  

Uomo Nero - Babau, Butzemann, Buka, Mumu, boogyman, croquemitaine, el Coco

Dalle Filippine al Canada, passando per Europa e Sudamerica, l’Uomo Nero è molto più diffuso di quanto siate a portati a credere. Spauracchio per bambini – Collin de Plancy dice che mangia quelli cattivi con l’insalata – è uno spirito antropomorfo malvagio e crudele: in Germania ricorda il coboldo, nel Sud Est asiatico è senza capo, ma con un’enorme bocca, in America Latina ha una zucca al posto della testa, in Francia vive tra le polverose cianfrusaglie che non si vogliono buttare, in Italia perde le gambe e gli spuntano le corna, in Siberia si confonde invece con il Dio Buka, plasmatore degli esseri umani. 

Vampiro - “bere”, “succhiare”

Vampiro

Dalla Mesopotamia con Lilith, all’Egitto con la dea Sekhmet, fino all’India con i Baital e alle mitologie greca e romana con le lamie, le empuse e le strigi, l’idea di una creatura che si ciba dell’essenza vitale di altre creature è largamente diffusa. Così come inteso oggi il Vampiro nasce però dal folklore balcanico, tramandato dall’omonimo romanzo di John Polidori del 1819 e, successivamente, dall’ancor più celebre Dracula di Bram Stoker. Sulla fine dell’Ottocento tali credenze portarono a fenomeni di isteria collettiva che a loro volta generarono più specifici connotati dell’essere demoniaco, generalmente descritto come gonfio e dalla carnagione scura non appena nutritosi del sangue delle vittime e smunto e cadaverico quando addormentato nella sua bara.

Windigo - Wendigo, Witiko, Wittiko, “gufo”

Accampati tra le montagne innevate ed i laghi ghiacciati, durante i lunghi inverni, i Nativi Nord Americani personificarono la fame, la carestia e la pulsione al cannibalismo nel gigantesco Windigo dal cuore di ghiaccio. In Manitous, Basil Johnston lo descrive come “uno scheletro scarno recentemente dissotterrato dalla tomba, impuro e sofferente per la suppurazione della carne”, con uno “strano e inquietante odore di decomposizione, di morte e corruzione”. In psichiatria si parla di psicosi Windigo, intesa come una forma di depressione in cui il soggetto accusa nausea, vomito e insonnia, fino al desiderio estremo di cibarsi di carne umana. 

Yeti - abominevole uomo delle nevi, “piccolo animale antropomorfo”

Direttamente attinte dalla mitologia tibetana, le prime testimonianze occidentali dell’esistenza dello Yeti si trovano già nei diari di viaggio dello scrittore Johann Schiltberger degli inizi del 1400. Tali attestazioni furono ampiamente avvalorate dai numerosi resoconti ottocenteschi: ufficiali ed esploratori inglesi di stanza in Tibet raccontarono d’aver visto sulle montagne himalayane irsute creature bipedi dall’aspetto scimmiesco. Quando nel Novecento arrivarono anche le straordinarie fotografie delle gigantesche impronte, gli scienziati di tutto il mondo iniziarono a supporre l’effettiva esistenza di una specie ancora da scoprire: le ricerche sul campo si intrecciano con quelle dei colleghi che studiano il Bigfoot. 

Yokai - “apparizione inquietante”, “spettro”, “demone”

Tali spiriti dalle origini e forme molteplici popolano ogni parte del Giappone, dalle montagne più alte alle popolarissime città, passando per campagne, corsi d’acqua e mari. Alcuni sono mutaforma, altri sono l’essenza vitale di oggetti d’uso comune, altri ancora fantasmi di anime sospese o animali che non vedono l’ora d’ingannare gli uomini. L’unico aspetto che accomuna questa grande famiglia di spettri sono i loro poteri sovrannaturali: possono anche portare fortuna, ma la maggior parte degli yōkai sono violenti, affamati d’uomini e delle loro anime, portatori di malattie e di disastri naturali. 

Zombi - “fantasma”, “morto richiamato in vita”

Zombi 1

D’origine probabilmente angolana o congolese (nzumbe, ossia fantasma; nzambi, dio), il termine zombi è approdato nel Caribe legandosi profondamente alla cultura haitiana. Nello spiritismo Vudù lo zombi è un uomo morto e resuscitato, reso schiavo attraverso una combinazione di chimica e stregoneria da un medium/sacerdote dagli scopi malvagi, il Bokor. Una delle testimonianze più eclatanti è quella di Clairvius Narcisse, contadino haitiano morto nel 1962, ma riconosciuto vivo e vegeto vent’anni dopo da oltre 200 persone, che affermò di esser stato assoggettato da un Bokor. Approfondite ricerche, per spiegare l’apparente morte e i successivi anni di schiavitù psicologica dell’uomo, hanno ipotizzato l’utilizzo da parte dello sciamano di un mix di droghe, tra cui la tetrodotossina, potente paralizzante presente  nei rospi marini del Centroamerica.

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