Uranium City

Uranium City: la città che non vuole morire – MAPPA

Latitudine: 59°33′57″N
Longitudine: 108°36′52″W

Uranium City, Saskatchewan

Abbandonata sì, ma non del tutto: abitata oggi da meno di cinquanta – ostinate – persone, Uranium City sfugge al suo destino di città fantasma. 

Al remoto confine con i Territori del Nord-Ovest, dove il Windigo e la sua carestia tormentavano gli indigeni spersi in lande ghiacciate, Uranium City nacque e prosperò sulle sponde del lago Athabasca grazie ai ricchi giacimenti di uranio che le compagnie minerarie scoprirono a partire dagli anni Cinquanta. Furono la corsa agli armamenti, lo sviluppo tecnologico e il diffondersi dell’energia nucleare a porre le fondamenta della città: nel 1952, agli albori della Guerra Fredda, i primi minatori lì trapiantati furono coloni di quella che, nel giro di vent’anni, sarebbe diventata una vera città con il suo giornale, The Uranium Times, l’ospedale, il liceo, i negozi e i ristoranti, gli hotel e perfino un aeroporto. 

Già nel 1954 le miniere erano 64, di cui 12 a cielo aperto, nel 1959 la visitò anche il Principe Filippo, che in un bagno di folla si congratulò per la sua straordinaria crescita, e negli anni Settanta vinse numerosi premi come città mineraria modello, con tanto di sversamenti tossici nel lago ed allarmanti livelli di radiazioni. 
Da campo base per le attività estrattive, Uranium City divenne casa per quasi cinquemila persone che, sempre più numerose, arrivarono a chiedere alle autorità locali lo status di città di provincia. Richiesta che sarebbe forse stata esaudita se il 3 dicembre del 1981 la principale compagnia mineraria, la Eldorado Nuclear, non avesse annunciato la chiusura delle attività e l’abbandono degli impianti. Così com’erano arrivati, altrettanto velocemente i minatori ormai disoccupati non ebbero altra scelta se non quella di andarsene: fatte armi e bagagli, con mogli e figli al seguito, s’incamminarono – letteralmente – lungo la strada ghiacciata che dai cancelli della città porta a Fond-du-Lac in cerca – magari – di una nuova casa. 

E così, in meno di due anni, la cittadina si svuotò di oltre il 90% della sua popolazione, l’Uranium City Act istituito nel 1956 fu abrogato e la municipalità ridotta  a “insediamento del nord” non incorporato. Le case furono abbandonate, gli hotel, i bar, i ristoranti ed i negozi misero assi di legno a porte e finestre, nel liceo costruito per i figli dei minatori –  rimasto aperto per meno di 4 anni – furono spente luci e termosifoni, e, forse perché poco frequentato,  perfino l’ospedale chiuse i battenti nella primavera del 2003, lasciando i pochissimi abitanti rimasti privi di una qualsivoglia assistenza medica. Condizione “singolare” se si considerano l’eccezionale livello di inquinamento dell’area e la conseguente mancanza di acqua potabile che da oltre 20 anni lascia poco scampo ai pochissimi cittadini che ancora, come fantasmi, la popolano. 

Oggi, accanto alle immense buche scavate nel terreno ghiacciato fino alle viscere della terra, rimangono solo l’aeroporto e la sua pista di ghiaia, un tempo servito con voli per Prince Albert e Saskatoon tre volte a settimana ed ora attivo con un solo volo che fa scalo a Points North e Stony Rapids. Chi salga e chi scenda da quell’aereo rimane un mistero: nessuno, oggi, vuole andare ad Uranium City e nessuno, tra quelli che vi sono rimasti, sembra più intenzionato a lasciarla…

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